Frodo versus Robespierre, by Joseph Pearce

If a thing is worth doing at all, it’s worth doing badly…
This paradoxical witticism of Chesterton was on my mind as I sat down to watch The War of the Vendée, a recent film about the forgotten martyrs of the French Revolution. I was pleased that a film had been made to honour the heroes of the Vendée but I feared that it would be a really bad film. Certainly everything seemed to suggest that it would be awful. It was made with a miniscule budget and a cast of dozens as opposed to thousands. How could a couple of dozen actors realistically depict a battle scene or the slaughter of thousands of Catholics by Robespierre’s terrorists? Worse still, the film’s director, Jim Morlino, had decided to use only child actors. Wasn’t this a recipe for disaster? Oh well, I thought as I hit the play button, if a thing is worth doing at all, it’s worth doing badly…
Fearing the worst, I found myself charmed by the film, and was moved to tears of sorrow for the fate of the martyrs of the Catholic Resistance but also to tears of laughter at the moments of comic relief.

As I watched the child actors playing husbands and wives, and even grandparents, I realized that you had to see the film through the eyes of a child in order to see it at all. This is emphatically not to suggest that the film is childish but that we adults have to become childlike in order to enter the kingdom of truth that the film presents to us. We have to suspend our disbelief, walking through the wardrobes of our imagination into a world where the eternal verities shine forth with innocence and wonder.
As I allowed my own imagination to wander through the wardrobe of wonder, I found myself, to my surprise, not in Narnia but in Middle-earth. The romantic and rustic depiction of life in the villages of the Vendée became, for me, a reincarnation of the Shire. Once this connection had been made, the child actors became hobbits, halflings who faced the French revolutionary dragons with an unsophisticated innocence. I am sure that something of this vision was in the mind of Morlino, who depicts the evil Robespierre as being demonically possessed, as no doubt he was. Robespierre is as unsophisticatedly evil as the peasants of the Vendée are unsophisticatedly good.
There is a price to pay for this unabashedly pure approach to the problem of evil, such as a loss of the nuanced niceties that historical accuracy demands (and should demand), but the price is well worth paying. Deep down, at the bedrock level of truth, the French Revolution was as evil as anything that the Fellowship of the Ring had to face. Its bloodthirsty secular fundamentalism set the scene for the bloodletting of the next two centuries. In its insatiable war on the Faith, secularism began with the guillotines and the Great Terror and metamorphosed into the Gulag and the gas chamber. Today, of course, it attacks the Faith and the Family and is systematically exterminating the weak and disabled members of society through the plague of abortion.
Make no mistake, Robespierre was one of Satan’s greatest servants and the villagers of the Vendée were certainly on the side of the angels. As such, we can be sure that both sides in this epic struggle between good and evil now have their reward. Robespierre would be killed by the same orcs that he had unleashed on the Vendée and his fate after death might be too horrible to contemplate. The heroic villagers of the Vendée, butchered in their thousands by the hordes of revolutionary orcs, are now in the company of the saints, martyrs and angels.
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Pierre Gaxotte, uno studioso contro il giacobinismo, di Marco Respinti.

Benemeritamente, la milanese Mondadori ha ristampato La rivoluzione francese. Dalla presa della Bastiglia all’avvento di Napoleone, di Pierre Gaxotte.

Nato il 19 novembre 1895 a Revigny-sur-Ornain, nel dipartimento della Meuse, nella Francia nordorientale, Pierre Gaxotte entra à l’École normale supérieure nel 1917. Nel 1920 vi consegue l’agrégation in Storia che, nel sistema scolastico francese, consente l’accesso alla docenza nel settore pubblico, mentre contemporaneamente ottiene una licenza in Scienze. Professore di liceo, stringe amicizia con Joseph Arthème Fayard (1866-1936), figlio del fondatore dell’omonima e prestigiosa casa editrice francese – Joseph-François Arthème Fayad (1836-1895) -, attraverso il quale viene presentato a Charles Maurras (1868-1952), il noto intellettuale della Destra monarchica e fondatore dell’Action française, di cui diventerà segretario.

Nel 1894, infatti, Fayard figlio, subentrato al padre nella direzione della maison, sposta gl’interessi della casa editrice dalla letteratura popolare ad autori decisamente conservatori come Maurice Barrès (1862-1923) e cattolici quali Paul Bourget (1852 -1935). Accanto a ciò, Fayard si lancia pure nell’affascinante mondo del feuilleton – un genere all’epoca popolarissimo, anzi pop -, monopolizzandone presto il mercato grazie al successo dei 32 romanzi della serie Fantômas, personaggio ideato nel 1911 da Marcel Allain (1885-1969) e da Pierre Souvestre (1874-1914), al centro pure di altri 11 romanzi composti poi dal solo Allain oramai “vedovo” di Souvestre. A Fayard si deve peraltro anche il lancio mondiale delle opere del prolifico scrittore belga Georges Simenon (1903-1989), padre del commissario Maigret.
Ebbene, alla ricerca costante di nuovi spazi editoriali e sempre al centro di coraggiose operazioni culturali, nel 1920 Fayard crea la collana “Grandes Études historiques” e ne affida la direzione a Gaxotte.

Fayard non è un editore neutro. Ha la netta percezione che la narrazione della storia – scritta sempre dai vincitori – e la produzione culturale – appannaggio di chi detiene il potere – necessiti, soprattutto del suo Paese, la Francia, emendamenti fondamentali rispetto ai cliché dominanti in cui trionfa la vulgata repubblicano-laicista e lo spirito massonico liberal-socialisteggiante. Per questo mette la propria casa editrice al servizio di una imponente opera revisionista che, coscientemente, concede ampi spazi all’ambiente umano, politico e culturale in quel contesto maggiormente dotato degli strumenti intellettuali adatti a rompere il monopolio del “pensiero unico”: la Destra, di cui proprio Gaxotte è un esponente noto.

 

DENTRO UN VESPAIO, CON CORAGGIO

Ora, la Destra in Francia è un vero dedalo. Ai tempi di Gaxotte e di Fayard è la sovrapposizione di anime diverse, persino di “correnti” contrastanti. In essa confluiscono, un po’ alla rinfusa, orientamenti e ispirazioni anche molto distanti tra loro, dai monarchici legittimisti ai cosiddetti orleanisti, dagli eredi del bonapartismo e quelli dello spirito vandeano, dai cattolici fedeli al Soglio di Pietro ai positivisti conservatori convinti che la religione – il cattolicesimo – svolga una essenziale funzione sociale di reazione e di supporto all’ideale monarchico teorizzando però che non è necessario crederci davvero (Maurras fu uno di loro, ma non così tutta l’Action française). Una Destra, insomma, in cui convivono, pur se a fatica, una “vera Destra” e una “Sinistra della destra”, quest’ultima essendo la somma – direbbe il più importante pensatore contro-rivoluzionario del secolo XX, il brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) – di molte “false destre”.

Il vizio di fondo degli ambienti più discutibili - e talora francamente impresentabili – di quella galassia è del resto il nazionalismo, sovente smaccato, che, nonostante una certa retorica ivi diffusa, è ideologia tra le ideologie. Per questo, infatti, alcuni di quegli ambienti finiranno per guardare con favore e dunque per affiancare i movimenti nazionalistici europei dell’epoca, sfociati poi in movimenti e in regimi fascisti (o fascistici). Del resto, nel brodo di cultura da cui nasce il “mussolinismo” – prima ancora del vero e proprio fascismo italiano – vi sono cospicui ingredienti francesi, dal sindacalismo rivoluzionario di Georges Sorel (1847-1922) al cosiddetto “boulangismo” (dal nome del generale Georges Boulanger, 1837-1891), vale a dire il movimento di opposizione che ,tra il 1886 e il 1889, accarezzò l’idea del golpe nazionalista.

Gaxotte però no. Aveva idee più chiare. Nuotò in quel mondo, militò tra i maurassiani, partecipò alle attività editoriali di Fayard che fiancheggiavano la “rivoluzione nazionale” auspicata dal leader dell’Action française, diresse i due settimanali politico-letterari lanciati dall’amico Arthème – Candide e Je suis partout, quest’ultimo divenuto, dopo la “gestione Gaxotte”, persino antisemita -, eppure non vi annegò mai. Gaxotte è stato infatti uno di quegli uomini di cultura e di scienza che non hanno mai disdegnato l’impegno politico, né nascosto le proprie idee controcorrente, ma che di certi ambienti hanno più che altro cercato di servirsi: per fare del bene e per indirizzare, anche a costo del fallimento.

Non scordiamo, del resto, che il privilegio offerto dal riflettere su determinati fatti a distanza di tempo è negato a chi i fatti li vive quando essi accadono. E che se questo certamente non assolve mai dalle responsabilità personali, altrettanto certamente non carica gli uomini liberi degli errori commessi da altri, anche magari molto prossimi. Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) – per non citarne che uno – subì fortemente, all’inizio, il fascino del fascismo italiano; e suo cugino Arthur Kenneth Chesterton (1896-1973) fu invece smaccatamente fascista, antisemita e in collusione intellettuale con i nazisti. Per l’Action française di Maurras passarono comunque moltissimi intellettuali cattolici francesi certo non sospetti: il più noto di tutti fu il filosofo Jacques Maritain (1882-1973), che come molti altri poi se ne staccò, ma come scordare che in morte di Maurras tra i suoi laudatores figurò pure il Nobel T.S. Eliot (1888-1965)?

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